Società

Ad Ischia il matrimonio del secolo tra il marinaio di Casamicciola e la lady d’Inghilterra

Elena Mazzella | In vista dell’attesissimo matrimonio dell’anno fissato per il 7 settembre del 1958, i preparativi per le nozze andarono freneticamente avanti. Amelia arrivò ad Ischia il 16 agosto, per seguire da vicino i lavori del futuro nido d’amore: una “modesta” villetta con giardino in via Mortito nel Rione Genala a Casamicciola.

La casa fu arredata senza sfarzo e con molto gusto da miss
Emily: tutta la mobilia era in stile inglese corredata da suppellettili di
manifattura ischitana. Nel soggiorno fu prevista una grande libreria per
contenere gli oltre mille libri di filosofia e scienze in lingua inglese che
facevano parte del corredo della futura sposa.

Purtroppo il padre della sposa, Sir Timothy Eden fece sapere
che non avrebbe potuto prendere parte personalmente alla cerimonia per impegni
di lavoro, ma non mancò di mandare un telegramma di auguri agli sposi e il suo
regalo alla figlia: una bellissima spilla di diamanti accompagnata da un
proficuo assegno. Ma proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto,
sopraggiunse un’ennesima complicazione a turbare lo stato di grazia degli
sposi.  Sul Corriere della Sera datato 4
settembre 1958 appare il seguente titolo: “Amely Eden e il motorista ischitano
non si sposerebbero in chiesa. La giovane inglese infatti non si è ancora
convertita alla religione cattolica”. Amely Eden era di religione anglicana
pertanto il vescovo di allora, mons. Ernesto Cece, fece la seguente
dichiarazione ufficiale. “Se la signorina Amely desidera rimanere protestante,
essa può sposare il cattolico Giovanni Borrelli, ma la Chiesa non può rendere
solenne la funzione. Una sua abiura troppo frettolosa avrebbe in queste condizioni
un sapore troppo poco cristiano, perchè la Chiesa possa accettarla”. I due
futuri sposini ne avevano passate troppe per arrendersi a questo ennesimo
ostacolo: decisero di parlare personalmente con il Vescovo. Il giorno seguente
arrivò la comunicazione ufficiale dalla Curia Vescovile, costituendo così un
vero e colpo di scena. “Noi, Vescovo di Ischia, in forza del Can. 1102 par. 2-C
e 1C, per particolari ragioni a noi note, concediamo che il matrimonio (mixtae
religionis) Borrelli-Eden venga celebrato nella Chiesa di Sant’Antonio a
Casamicciola, esclusa la celebrazione della Santa Messa e la benedizione
nuziale solenne. Concediamo che il parroco assista in cotta e benedica l’anello
nuziale”.

Dopo una “settimana infernale” tra clamori e polemiche che
videro l’isola di Ischia al centro del gossip mondano, il fatidico giorno
arrivò.

Il giorno prima delle nozze l’addetto stampa della famiglia
Eden organizzò una conferenza stampa ufficiale che richiamò ad Ischia tutti i
più famosi paparazzi dell’epoca e i corrispondenti di testate italiane, europee
ed americane.

Più di mille garofani bianchi arredarono quel giorno l’umile
chiesetta di S.Antonio a Casamicciola in cui la futura sposa, che annoverava
fra i suoi testimoni il compositore inglese sir William Walton, arrivò
all’altare alle 12 del mattino accompagnata dall’esile fratello John, sbarcato
dall’Inghilterra insieme alla madre, lady Patricia, la settimana prima. Ad
attenderla all’altare già da mezzora prima, il futuro sposo Giovanni
accompagnato dal sindaco di Casamicciola.

“La romantica favola di Amely Eden e Giovanni Borrelli che,
divulgata dai giornali di tutto il mondo, ha intenerito l’animo di migliaia e
migliaia di fanciulle si è conclusa come il più roseo dei romanzi” leggiamo su
Il Mattino pubblicato il giorno 8 settembre. “Il matrimonio celebrato oggi in
una semplice e rustica chiesetta tra i festeggiamenti entusiastici degli
ischitani e la gioia dei parenti. La notorietà acquistata nel giro di una
settimana dagli sposi, ha richiamato ad Ischia numerosi giornalisti, fotografi
ed operatori della televisione. Inoltre come era possibile frenare l’entusiasmo
suscitato dalla tenera storia d’amore dei due giovani tra la colonia di turisti
britannici e stranieri in genere, dell’isola? Giovanni Borrelli elegantissimo
nel suo abito a doppiopetto blu e cravatta bianca, arrivò in chiesa alle ore
11,30. Lo spettacolo della chiesa gremita incredibilmente gli suscitava gesti
di nervosismo. All’arrivo di Amely Eden l’organo intonava l’Ave Maria di
Schubert, mentre si accendeva la lotta tra i fotografi per ritrarre la scena
dell’ingresso della ragazza nel tempio al braccio del fratello John”. Placatasi
la folla grazie ad un monito di John Eden, il parroco don Vittorio Iacono diede
ufficialmente il via alla funzione mista alla quale il Vescovo di Ischia, Mons.
Antonio Cece intervenne con queste commoventi parole: “Amely sarà la prediletta
nella modesta, ma umilmente distinta famiglia Borrelli, avrà la simpatia della
gente semplice e buona di Ischia, ricca di cuore che si impegnerà a non farle
sentire la lontananza della patria e della casa paterna”.

La favola di Giovanni ed Amelia si concluse, dopo un pranzo
regale presso la Madonnina allietato dalle note di Ugo Calise, con il
tradizionale taglio della torta a cinque piani sulla quale svettavano le due
bandiere delle rispettive nazionalità.

Tutto sembrava voler festeggiare questo matrimonio in un
inno alla felicità perfetta. Gli ingredienti tipici di Ischia c’erano tutti: il
sole, il mare, la gente, i fiori, le case, i colori.

Alle 16,30 di quello storico giorno, il motoscafo
“Reginella” messo a disposizione dal commendatore Angelo Rizzoli, era pronto ad
accogliere a bordo, insieme a John Eden, i neosposi Borrelli per condurli verso
la loro nuova vita insieme. La deliziosa ma infernale settimana il cui ricordo
rimarrà indimenticato nella storia, era finalmente terminata: Giovanni ed Amely
avevano conquistato il loro sogno divenuto realtà!

Con il senno di poi, restiamo testimoni di un epilogo che
purtroppo non ebbe il giusto lieto fine.

La coppia si separò ufficialmente nel 1970 dopo aver avuto
tre figli che furono affidati ad Amely che tornò a vivere in Inghilterra.
Giovanni Borrelli, oggi arzillo novantenne, ebbe poi altri due figli all’età di
sessant’anni, qui ad Ischia dove tutt’ora vive circondato dall’affetto dei suoi
familiari.

I nipoti descrivono lo zio Gianni come un uomo molto
laborioso e di grande inventiva, un latin lover vecchio stampo. Fu sempre uno
spirito libero, dalle larghe vedute e molto intraprendente per quell’epoca, al
punto che i familiari lo definiscono il pioniere del giro dell’isola in barca.

Lo “zio Gianni” resta testimone di una grande lezione di
vita: l’amore abbatte e supera qualsiasi barriera. Con questo principio abbiamo
voluto ricostruire la storia tanto complessa quanto affascinante di questa
vicenda tutta ischitana, affinchè la memoria non vada persa e sia da esempio
per i nostri figli.

Si ringraziano i nipoti di Giovanni Borrelli per la
disponibilità.

Storia ricostruita attraverso le fonti dei principali
quotidiani nazionali del 1958 custoditi presso l’emeroteca Premio Ischia
Giuseppe Valentino.

SECONDA PARTE – FINE

Add Comment

Click here to post a comment