Società

Acqua a… zeffunno per l’isola di Ischia

Elena Mazzella | “Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza”
Il 9 novembre del 1958, sessant’anni or sono, fu Ischia a risplendere ancor più di bellezza con l’arrivo ufficiale dell’acqua potabile.
Il prezioso elemento naturale, tanto atteso dalla popolazione arrivò direttamente dal mare: dall’acqua arrivò l’acqua. E ci arrivò in pompa magna con la prima condotta sottomarina mai sperimentata prima e che risultò per quei tempi una mastodontica impresa con uso di materiali all’avanguardia e manodopera di operai altamente specializzati.
Si trattò di una vera e propria lotta della tecnica contro gli elementi e contro le asperità del terreno che si concluse con un clamoroso successo da parte dell’uomo.
Essa risultò essere la prima condotta sottomarina in assoluto più lunga del mondo. Con i suoi 45 kilometri di lunghezza portò il primo zampillo d’acqua ai piedi del poderoso Castello Aragonese ad Ischia Ponte. L’elemento naturale più semplice ma più indispensabile al mondo si elevò con un poderoso gettito ad un’altezza di 40 metri (R. Castagna) davanti agli occhi commossi dei tanti presenti all’inaugurazione di quella prima domenica di novembre.
Era divenuta ormai un’opera necessaria per l’isola di Ischia che in quegli anni stava vivendo un vero e proprio assalto da parte di turisti italiani e stranieri che vi approdavano per trascorrervi le vacanze. Prima di allora, questa grave carenza rappresentava una dolorosa spina nel fianco della bella isola verde, al pari di una ferita insanabile.
L’iter per la realizzazione di tale opera risultò essere molto lungo e difficile, iniziato sin dal 1951. Su “La Rassagna di Ischia” del prezioso Raffaele Castagna leggiamo “la prima deliberazione per la costruzione di questa opera volta a risolvere il problema dell’acqua nelle isole di Ischia e Procida fu adottata dal Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno il 15 marzo del 1951. Il primo progetto di massima fu approvato il 30 giugno del 1953: era prevista un’adduzione di settanta litri d’acqua al secondo (15,6 per Procida e 54,4 per Ischia). Il progetto esecutivo fu presentato il 21 aprile 1956 con un notevole potenziamento dell’adduzione (23,4 per Procida e 81,6 per Ischia)”. Le modalità di costruzione delle condotte sottomarine furono oggetto di studio da parte di tecnici ed ingegneri specializzati provenienti da tutta Europa. A seguito di un bando europeo per l’assegnazione dei lavori che prevedevano la costruzione e la messa in opera dei cavi sottomarini, le acciaierie italiane Dalmine avviarono i lavori. Si procedette con la costruzione di tronchi sottomarini costituiti da condotte di acciaio del diametro di 300 mm. opportunamente affiancate e che avrebbero convogliato alle isole di Ischia e Procida oltre 100 litri di acqua al secondo.
Le difficoltà di certo non mancarono, ma si superarono ugualmente con volontà, tenacia e professionalità con il solo disagio di veder posticipata di un anno la data di fine lavori. Il quotidiano Il Mattino infatti il giorno 13 novembre del 1956 pubblica un articolo dedicato alla chiusura dei lavori della messa in opera dei cavi sottomarini azzardandone una possibile data: “L’acqua all’isola d’Ischia nella seconda metà del ’57”. L’ articolo in questione dedica ampio approfondimento alla visita dell’allora Presidente della Cassa per il Mezzogiorno ai cantieri di Miliscola, dai quali partirà poi la conduttura sottomarina: “Ieri il prof. Pescatore, presidente della Cassa per il Mezzogiorno, accompagnato dall’ing. Celentani e Messina e dai proff. Iacopetti e Pistilli, ha effettuato una lunga visita ai lavori in corso ai cantieri di Miliscola per la costruzione dell’acquedotto sottomarino per le isole di Ischia e Procida. Nel cantiere sono già pronti per il varo tutti i tronchi della doppia condotta, lunghi ciascuno oltre 200 metri. Per il varo le due condotte saranno sistemate su una serie di slitte metalliche, già pronte a piè d’opera, le quali strisceranno sul fondo sabbioso di una fossa (già scavata sul fondo marino). Il presidente ha espresso il suo vivo compiacimento per l’organizzazione e l’avanzamento finora realizzati di quest’opera di particolare delicatezza e impegno”.

Una cronaca dettagliata di tale evento di portata mondiale attirò l’attenzione delle principali testate nazionali che ad esso dedicarono ampio spazio.
Vogliamo qui riportare il racconto del giornalista Guido Genovese, presente alla giornata di inaugurazione, che sul settimanale “La Riviera” dedica un ampio approfondimento, custodito e consultabile presso l’emeroteca Premio Ischia Giuseppe Valentino.
“Chi, come noi ha avuto l’occasione di trovarsi domenica 9 novembre dell’anno di grazia 1958 nell’isola di Ischia, ha potuto vedere negli occhi di quei buoni isolani brillare una lagrima di commozione perchè, proprio in quel giorno, una loro aspirazione più che secolare, si realizzava: l’acqua finalmente ad Ischia!
L’acquedotto, dalle lontane sorgenti del Torano, nel cuore del gruppo del Matese, adduce milioni di metri cubi di acqua potabile a quest’isola verde, superando con incredibili sbalzi i fondali sottomarini che dividono Ischia da Procida e dalla terraferma e costituisce davvero una arditissima opera di tecnica e di contenuto sociale-economico. Dal serbatoio di Bacoli l’acquedotto raggiunge il mare a Miliscola e prosegue col primo tronco sottomarino in doppia condotta attraverso il canale di Procida lungo 3400 metri approdando sull’isola di Procida. L’acquedotto si svolge quindi sull’isola ed attraverso un apposito ponte sul passo di mare tra Procida e Vivara, passa in galleria l’isolotto stesso e prosegue con il secondo tronco sottomarino in doppia condotta lungo 2900 metri nel canale di Ischia approdando ad Ischia Ponte. I lavori per la costruzione delle condotte sottomarine, hanno richiesto 70mila giornate lavorative in terra ed in mare, delle quali 3mila di palombari e sommozzatori. Il complesso delle opere è costato due miliardi e mezzo.”
Alla giornata di inaugurazione che celebrava soprattutto il successo dell’opera umana, frutto di alta ingengeria e tecnica, vi erano quel giorno sul pontile aragonsese numerose autorità nazionali tra i quali il direttore Generale della Cassa per il Mezzogiorno, l’on. Giulio Pastore che dichiarò: “Ma a cosa servirebbe aver speso cifre tanto ingenti se tutto ciò dovesse rimanere nella fase delle infrastrutture; se cioè da questo fervore di opere non derivasse un sostanziale miglioramento di vita delle popolazioni del Mezzogiorno? E qui sorge spontaneo l’invito che lo Stato rivolge alla privata iniziativa perché faccia avvertire la sua maggior presenza in quest’opera di rinascita del Sud”.
Risolto ormai il problema dell’acqua, da quel giorno l’isola di Ischia si avvia così ad una nuova fase di vita. Piano piano furono sviluppate le tubature che convogliarono il prezioso elemento per tutti i comuni isolani portando, finalmente, l’acqua potabile in tutte le case: Ischia è finalmente “dissetata”.

Fonti: Emeroteca Premio Ischia Giuseppe Valentino

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